Dimissioni anticipate e pochi giovani, i medici di famiglia rischiano di scomparire. L'allarme: "E' un'emergenza, le istituzioni devono intervenire"
L'allarme lanciato in occasione della Giornata Mondiale del Medico di Famiglia, che si festeggia oggi. “Il fenomeno si aggraverà perché molti medici si dimettono per burn out dopo pochi anni dall’avvio della propria attività professionale e sempre meno laureati si avvicinano al mondo della medicina generale"

TRENTO. “La nostra speranza è che le Istituzioni politiche ed aziendali riconoscano il nostro ruolo nei fatti, nel sostegno economico ed organizzativo alle nostre azioni in ambito di prevenzione e vaccinazioni, domiciliaritá, urgenze minori, diagnostica di I livello, supporto amministrativo ed infermieristico”. Le parole arrivano da Valerio Di Giannantonio, medico di famiglia, segretario provinciale Fimmg in occasione della Giornata Mondiale del Medico di Famiglia, che si festeggia oggi.
La Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale ha voluto ringraziare la fiducia dei cittadini citando un recente sondaggio Ipsos: il 70% degli italiani ha riferito un gradimento elevato per il proprio medico di famiglia (rispetto al 45% di gradimento rivolto al servizio sanitario nazionale) e il 77% ritiene il medico di famiglia il principale punto di riferimento per la sua salute.
“Grazie ancora per la fiducia – ha commentato il segretario nazionale della Fimmg Silvestro Scotti -, è motivo di conforto per ciascuno di noi la conferma che i nostri pazienti riconoscono in noi il riferimento che da sempre rappresentiamo e vogliamo rappresentare. Il problema è che questa figura così centrale potrebbe nel breve tempo non esistere più per milioni di persone e infine scomparire se non si risolverà l’emergenza della carenza di medici di famiglia, che si sta progressivamente estendendo in tutto il Paese”.
Sono già previsti per i prossimi anni migliaia di medici di medicina generale in meno, a causa della errata programmazione degli anni passati. Una situazione che riguarderà anche il Trentino.
“Il fenomeno si aggraverà - ha spiegato Scotti - perché molti medici si dimettono per burn out dopo pochi anni dall’avvio della propria attività professionale e sempre meno laureati si avvicinano al mondo della medicina generale. Per rendere attrattiva la professione, incrementare gli ingressi e scongiurare le dimissioni occorre che la politica cavalchi il consenso che ha dalla popolazione la medicina di famiglia, e affronti subito tutti i temi che da anni rilanciamo come priorità su cui intervenire”.
Fra le questioni messe sul tavolo l’autonomia organizzativa della medicina generale attraverso il lavoro in team e il supporto del personale di studio, a partire da quello amministrativo e infermieristico. La necessità di rendere la medicina generale disciplina del corso di laurea e corso di specializzazione ma anche semplificare o dove possibile abolire tutti quei processi amministrativi che hanno affollato l'attività di burocrazia a discapito della cura delle persone.
“Senza urgenti interventi in questo senso – conclude Scotti – tra qualche anno la giornata mondiale del medico di famiglia si festeggerà per ricordare quello che avevamo e non abbiamo più”.














